Bolivia: un grande sciopero generale
Situazione sociale e politica estremamente tesa in Bolivia dove è in corso un grande sciopero generale prolungato contro il governo di Rodrigo Paz con l’arrivo, nella capitale La Paz di una lunga colonna di contadini, indios e minatori. Da domenica l’esercito è nelle strade accanto alla polizia per sbloccare le principali strade del paese chiuse da picchetti e barricate da due settimane di sciopero generale.
A differenza del dicembre 2025, questa volta i capi delle burocrazie sindacali non sono riusciti a sabotare lo sciopero generale perché l’esasperazione delle masse sfruttate delle città e delle campagne è al massimo: per l’inflazione rampante, per la crescente disoccupazione, per la carenza di carburante, per le politiche di privatizzazione delle terre rimaste ancora comunitarie e delle risorse minerarie adottate dal governo, per la brutale repressione di polizia ed esercito.
Nonostante la grande forza della mobilitazione proletaria e popolare, però, restano aperte una serie di questioni politiche quali: il consolidamento dell’unità del movimento contro le manovre divisive del governo, e le prospettive del movimento oltre lo sciopero generale e l’obiettivo – fondamentale – di abbattere il governo Paz.
Dal lontano 1952 le masse sfruttate della Bolivia hanno avuto un posto di primo piano nella lotta di classe anti-imperialista e anti-capitalista all’interno del continente latino-americano[1], e paiono intenzionate a riconquistarlo dopo la grande delusione lasciata dalla fine dell’esperienza di governo di Evo Morales (e dal modo in cui è finita). Le “riforme” messe in cantiere dal governo Paz e dai suoi soprastanti di Washington e delle istituzioni finanziarie internazionali le rimanderebbero indietro di almeno un ventennio.
Collettivo Comunista Congiura degli Eguali di Milano.
20 maggio 2026
[1] Nel 1951 il MNR – partito politico boliviano di un nazionalismo di stampo peronista – vinse le elezioni, avendo l’appoggio dei minatori, degli operai delle industrie, degli studenti e di ex militari. Il 9 aprile 1952 ci fu un golpe militare, che dopo tre giorni di scontri di strada con la partecipazione di tutte le forze popolari, trasformò un’insurrezione vittoriosa che non solo costrinse il MNR stesso a mettere in atto le sue promesse elettorali quali la riforma agraria, la nazionalizzazione delle miniere e il suffragio universale – in Bolivia vigeva il voto “qualificato”, vale a dire che potevano votare ed essere eletti solo i maggiorenni che avessero un “patrimonio” e sapessero leggere e scrivere, in questo modo il 90% della popolazione era esclusa – si convertì in rivoluzione. L’esercito venne ridotto e sostituito dalle milizie armate dei lavoratori e degli studenti.